LA STORIA SPEZZATA

Finché una sera alle dieci, Giuseppe mi telefonò: "Barbara ha firmato, ce labbiamo fatta".
Come è successo Barbara?
"Una mia amica, Clelia, aveva letto "La Storia Spezzata" e me lo prestò dicendomi: "leggilo, cè un personaggio che sembra scritto su misura per te". Era vero. In quelle settimane anchio avevo perso un figlio che aspettavo e stavo assistendo allagonia del mio matrimonio. Lidentificazione fu immediata, ma la cosa mi spaventò, in quanto per far vivere Chiara sarei stata costretta a buttar fuori quel sentimento di morte che aveva invaso la mia esistenza e che stavo tentando di scacciare. E cera un rischio peggiore: essere plagiata da un personaggio da cui ero come stregata. Chiara reagisce alla perdita del bambino e del marito imboccando la via dellautodistruzione: beve, si estranea da chi può aiutarla, erige un monumento ai suoi sensi di colpa. Avevo il terrore di unidentificazione così coinvolgente da farmi perdere di vista la mia natura, quella di una lottatrice".
Ma non è stato così. A un certo punto hai preso le distanze dal personaggio realizzando e affermando che mai ti saresti comportata come lei.
"E vero, anche quando la sofferenza mi ha piegata, non ho mai bevuto, non ho mai guardato alla morte come a una liberazione, non mi sono mai pianta addosso. Per questo ho accettato la sfida di questo ruolo. E sento la rinascita di Chiara come qualcosa di mio, il miracolo di una volontà quasi disumana che nel tuo libro non aveva e che io le ho imposto, accanendomi per farle riannodare il filo di una storia spezzata"
Da dove ti viene questa forza?
"Da mia madre. Una donna magica a cui debbo una struttura dacciaio. E la capacità di comprensione, di tenerezza. Mia madre è stata il filtro tra me e le brutte realtà. Tutto era mediato dalla sua capacità di vedere le persone e i fatti in un'ottica positiva. Amava la bellezza della vita ed era strutturata per la felicità: per questo riusciva a dare un senso anche alle sofferenze, ai tradimenti, che per lei erano solo una temporanea assenza del bene. Io sono cresciuta con questa sua stessa fede: fino a quando se nè andata stroncata da un cancro, dopo anni di calvario a cui era impossibile dare un senso. Abbiamo conosciuto insieme la violenza degli ospedali, linsensibilità di alcuni medici, la brutalità della sofferenza perpetuata dallaccanimento terapeutico. Negli ultimi giorni la mia meravigliosa mamma era diventata una larva che implorava soltanto una iniezione di morfina .. e quando è morta, cinque anni fa, è stato come se mi avessero tolto gli occhi, le gambe il cuore. Ero leterna figlia costretta di colpo a muoversi in un mondo che allimprovviso le sembrava estraneo. Doverano la bellezza, la gioia, la favola? Senza gli occhi di mia madre non riconoscevo più niente, nessuno."
Neppure tuo padre?
"No. Perché lo avevo amato attraverso lei e visto come lei voleva che fosse. Con la sua morte si è sfasciata anche la nostra famiglia. Mio padre si è risposato qualche mese fa, è un altro filo spezzato. Ma quello con mia madre si è riannodato, perché giorno dopo giorno sono riuscita a ricomporre il mondo dellinfanzia e dei ventanni, a riappropriarmi della persona che lei aveva costruito: forte, fiduciosa, capace damare. Per prima cosa ho buttato gli psicofarmaci che un medico, nellultimo periodo trascorso assistendo la mamma, mi aveva prescritto. Per un anno ho vissuto in uno stato di stordimento, il solo possibile per non lasciarmi sopraffare dalla paura e dagli interrogativi senza risposta. E ho ritrovato quel senso di torpore sul set di "La Storia spezzata", quando i registi Antonio e Andrea Frazzi mi hanno costretta a girare le scene di Chiara ubriaca, dopo aver bevuto realmente ."
Con i fratelli Frazzi hai avuto un rapporto stupendo.
"Direi unico. Lidentificazione con il libro non è stata soltanto mia: la compagna di Antonio, psicologa come Chiara, dopo aver perduto il bambino che aspettava si è uccisa. E sul set aleggiavano i nostri fantasmi. La "vittoria dellamore", come gli inglesi hanno ribattezzato questo film, è stata anche il nostro training di gruppo, la nostra comune catarsi. Abbiamo lavorato aiutandoci in un clima di concentrazione quasi religioso. E durante le riprese io ho allacciato una amicizia bella: quella con Laura Saraceni, lattrice che fa la parte di mia sorella. Raramente una troupe è stata così affiatata".
Conoscendoti ho notato che possiedi la qualità meno richiesta nel mondo dello spettacolo: sei buona danimo. Vale a dire incapace di invidia, gentile, generosa, dolce.
"Vuoi aggiungere timida? Ma cè unaltra qualità che nessuno finora mi ha richiesto. Professionale questa: la mia vis comica, e cioè la capacità finora frustrata di interpretare un ruolo brillante. Nonostante la mia faccia "drammatica" e nonostante le sofferenze che ho vissuto, sono una persona ottimista, che ama ridere, uscire, prendersi in giro. E per me la coppia felice è quella che vive felicemente lamore, senza lacerarsi negli interrogativi, nei dubbi, nei dialoghi duello".
Da due anni sei legata a Gino Mattei, un professore di educazione fisica: il vostro rapporto è così?
"Si. E stiamo così bene insieme che per il momento ho abbandonato lidea di avere un figlio. Non è egoismo o paura delle responsabilità, ma soltanto bisogno di mettere bene a fuoco me stessa, i miei valori, il mio istinto materno. Per anni ho vissuto condizionata dagli eventi: adesso sento la necessità di riprendere in mano la mia esistenza".
Una domanda frivola: da una settimana appari sui teleschermi come "testimonial" dei prodotti Cupra, così che ti si vede contemporaneamente col volto sofferto di Chiara e con quello della smagliante trentenne felice della pelle soda. Cosa ti ha spinto nel mondo degli spot, presupponendo che non si tratti di un motivo soltanto mercantile.
"Presupponi bene: infatti da anni mi andavano proponendo di pubblicizzare pellicce, profumi, snack, dadi per brodo Ho sempre detto di no, non per altezzosità ma per mancanza di tempo. Fino a quando è capitata questa offerta, che mi è parsa qualcosa tra il miracolo e la magia. Vedi, mia madre ha usato per tutta la vita la cera di Cupra, e quel barattolino mi era familiare come la sua allegria, il suo profumo. Potevo dire di no?"
Maria Venturi