LA STAGIONE DEI DELITTI 2
(comunicato stampa 2005)
In arrivo Barbara De Rossi
e Cristina Moglia
Gireranno tra luglio e settembre "La stagione dei delitti
2"
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L’estate ternana si prepara ad essere una “Stagione dei delitti”.
Sarà girata in città, infatti, la seconda serie della fiction poliziesca con
Barbara De Rossi e Cristina Moglia, che ha debuttato su Raidue lo scorso
settembre: quattro episodi diretti da Claudio Bonivento (produttore di
Mery per sempre,
La scorta
e
Pasolini un delitto italiano)
che vede due poliziotte alle prese con un serial killer.
Barbara De Rossi, tra le più note attrici italiane (tra le sue tante
interpretazioni, Son
contento di Nuti,
La Piovra,
Mamma Ebe
e Caramelle da uno
sconosciuto) interpreta il capo della
sezione omicidi della questura di Torino Anita Sciortino, mentre Cristina Moglia
(Radiofreccia,
Ferrari)
che in Distretto di
polizia 2 e 3 era un semplice agente,
qui è “promossa” commissario con nome di Eva Renzi.
Due donne molto diverse per carattere, età, provenienza sociale e culturale: Eva
è una ragazza dura e tutta d’un pezzo con una vita privata messa in secondo
piano, che pone il lavoro sopra a tutto e lo considera come una missione. Anita
è invece una donna complicata ma solare e determinata, attaccata al lavoro ma
anche alla famiglia.
La prima serie, ambientata nella questura di Torino, ha raccontato il loro
conflitto caratteriale e professionale, sfociato in una reciproca conoscenza e
stima.
Le riprese della seconda serie, che verrà trasmessa nel corso della prossima
stagione televisiva sempre da Raiude, inizieranno a Terni il 24 luglio per
continuare fino al 30 settembre. Umbria film commission, reduce dalle riprese a
Papigno del Sole nero
di Zanussi e dal festival di Cannes, dove ha presentato ai più grandi produttori
mondiali le potenzialità del territorio umbro, e che sta assistendo a Todi la
troupe di Come le formiche,
ha già iniziato per conto della Goodtime i sopralluoghi in appartamenti della
città dove potrebbero essere ambientate alcune scene della fiction.
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Prossimamente su Rai Due
Il 16 marzo andrà in onda su Rai Due la prima di sei puntate della serie "La
stagione dei delitti 2", prodotta dalla Goodtime di Massimo Martino e Gabriella
Buontempo per Rai Fiction. La regia è affidata a Donatella Maiorca e Daniele
Costantini. Protagoniste Cristina Moglia, nel ruolo dell'ispettore capo Eva
Renzi, e Barbara De Rossi, il vice questore Anita Sciortino. Due donne diverse,
per età,
carattere e storia, conflittuali ma profondamente legate sul piano
professionale e umano. Giovane, ipersensibile, impulsiva,
recalcitrante alla disciplina, teoricamente preparatissima l'una; matura,
riflessiva e ragionevole come deve essere ogni buon capo, ben
consapevole delle
sue responsabilità nei confronti della squadra e dei superiori, ricca di una
lunga esperienza professionale riconosciuta ed apprezzata da tutti, l'altra, il
vicequestore Anita Sciortino.
Eva: introversa, con una vita privata quasi inesistente, rapporti difficili con
gli uomini e i colleghi, dedita maniacalmente al lavoro, segnata profondamente
dal suicidio paterno di cui si sente oscuramente responsabile, come oggi di ogni
vittima che non riesce a salvare. Anita: una donna solare, accogliente, grande
generosità esistenziale, grande energia, grande attaccamento al lavoro. Attorno
a loro si muovono gli altri della squadra, i "nuovi arrivi": l'ispettore capo
Michele Mangano (Massimo Popolizio) e la
recluta Stefano Radice (Daniele Savoca);
il sovrintendente Ciro Cuomo (Antonio Pennarella), l'anatomopatologo Venturini,
la Questura di Torino, la squadra mobile con le altre sezioni, la "scientifica",
la Procura, l'istituto di medicina legale, e lo psichiatra forense Davide
Toscano (Franco Castellano).
Sei nuovi casi per i nostri poliziotti: crimini dettati dalla passione,
dall'avidità, dalle ossessioni, storie di ordinaria follia o di quotidiana
disperazione che Eva e i suoi colleghi affrontano con professionalità ed
impegno. Ma dei delitti insoluti assediano la squadra e soprattutto Eva Renzi.
Modalità e movente degli omicidi appaiono i più diversi eppure l'arma,
introvabile, sembra collegarli. Un caso "impossibile", sul quale gli unici
squarci di luce sembrano essere le analisi dello psichiatra consulente
dell'ispettore Renzi nelle indagini. Ma
il profilo
dell'assassino e dei suoi probabili complici non sembra mai
corrispondere agli indagati che via via divengono vittime, cadendo
inesorabilmente uno dopo l'altro come in una perversa partita di scacchi… Sei
nuovi casi che continuano a testimoniare in modo "estremo" il disagio, sei casi
più neri che gialli, con venature thriller: nella prima serie Eva Renzi, dopo
una disastrosa esperienza all'UACV che la porta quasi alla morte, si risveglia
dal coma in cui è caduta
per l'aggressione del serial killer che sarà la sua
ossessione per tutto il racconto. Questo risveglio coincide con il riaffiorare,
man mano più vistoso, della sua capacità infantile di "avvertire" le
manifestazioni del Male, capacità che la portò a vivere in anticipo il suicidio
paterno quando era solo una bambina.
Nei nuovi episodi, un'indagine ancora più "a rischio" minaccia il faticoso
equilibrio raggiunto. Anche Anita Sciortino sembra oggi travolta da quel
disagio. La ritroviamo appena promossa, praticamente il braccio destro del
Questore. Una promozione
molto ambita, che la premia per tutto il lavoro svolto
in tanti anni alla Mobile di Torino e che le offre la possibilità di una vita
più tranquilla, più
normale ma che lascia la Omicidi priva della sua leader. Così, Anita decide di
non abbandonare la sua squadra, rinunciando al nuovo ruolo e provocando la crisi
profonda del suo rapporto coniugale. I nostri poliziotti quindi non sono felici,
non sono particolarmente allegri, sono soli, a volte disperati, ognuno con il
proprio scheletro nell'armadio. Sono individualisti, caparbi, rabbiosi, a volte
violenti. Non si amano particolarmente, fanno raramente l'amore, difficilmente
cambiano. Più spesso restano attaccati al loro nucleo più profondo, quel disagio
esistenziale di cui essi sono oggi ad un tempo portatori, testimoni, vittime.
Del resto, hanno a che fare costantemente con la morte, di cui subiscono
inevitabilmente la contaminazione, la fascinazione. E nei cui confronti in
ultima istanza c'è un solo atteggiamento possibile: la pietà. Quella che ispira
la battuta di Eva Renzi quando dice: "Loro ( gli assassini, n.d.a.)
spersonalizzano le vittime e noi umanizziamo gli assassini: per questo abbiamo
la speranza di trovarli."