IL PRANZO DELLA DOMENICA (2002)

Regia: Carlo Vanzina

Il film si svolge a Roma, oggi. Franca Malorni (Giovanna Ralli) è una vedova della buona borghesia romana. Da quando le è morto il marito, un famoso ed affermato avvocato matrimonialista, la sua vita è diventata più difficile. Franca si sente sola e non riesce più a trovare un giusto equilibrio esistenziale. L'unica sua ragione di vita sono le tre figlie, tutte sposate, con le quali mantiene un rapporto quasi ossessivo. Ogni domenica, seguendo un rito antico che affonda le sue radici nelle profonde abitudini familiari italiane, Franca pretende che le figlie, con i generi ed i nipoti, vengano a pranzo da lei. E' un appuntamento fisso, punteggiato da un codice immutabile, che per l'anziana signora rappresenta qualcosa di più di una semplice convenzione. Unendo i suoi cari attorno ad una tavola, Franca pensa di poter tenere salda la famiglia, proteggendola dai tanti elementi disgregativi generati dal mondo moderno. In realtà, attorno alla tavola di Franca, più che fattori di unità esplodono rancori, invidie reciproche, insofferenze latenti e risentimenti antichi tra sorelle e parenti. Insomma, il pranzo della domenica viene vissuto dagli invitati come una tassa necessaria, ma piuttosto pesante, pagata da tutti i presenti per far sentire l'affranta vedova ancora utile e viva.
La più grande delle figlie di Franca è Barbara (Barbara De Rossi), sposata con Maurizio (Maurizio Mattioli). Sono sposati da molti anni ma non hanno avuto figli. E questa mancanza di figli ha provocato delle gravi conseguenze psicologiche sull'equilibrio di Barbara la quale, raggiunti i quarant'anni, come capita a molte donne che non riescono a dare un senso materno alla loro esistenza, ha iniziato a soffrire di una tipica forma di depressione ciclica. Il suo stato emotivo passa da momenti di dolorosi down, durante i quali la sua voglia di vivere è quasi azzerata, a momenti, più brevi, di esaltazione artificiale. Barbara vive tra pillole e psichiatra, sempre in bilico tra profonde tristezze ed allegrie fugaci. Per fortuna il suo matrimonio con Maurizio è un matrimonio d'amore. Lui, conscio del profondo malessere della moglie, le ha dedicato la vita. L'accudisce, le sta sempre accanto e la coccola come si farebbe come una figlia. Il fatto curioso è che Maurizio proviene da un contesto socio culturale molto basso. Ha ereditato dal padre un modesto vivaio che lui, con la sua bravura, ha fatto crescere tanto da farlo diventare una vera e propria piccola industria. Maurizio è un uomo ricco, solido, ma, malgrado le sue origini popolari, non è affatto un nuovo ricco. E' sensibile, dolce, intelligente e ama alla follia la moglie, dalla quale è sinceramente ricambiato. La seconda figlia è Sofia (Elena Sofia Ricci), un'orgogliosa e piuttosto spiantata militante di Rifondazione Comunista che rifiuta ogni aiuto per i suoi figli e per il suo compagno. Lei di figli, invece, ne ha quattro, anzi cinque, contando tra questi anche il marito Nicola (Rocco Papaleo), intransigente giornalista militante duro e puro che non si è mai venduto e che ora si occupa soltanto di sport; lui, idealista e sognatore ma inaffidabile e immaturo, l'ha costretta ad abbandonare il suo sogno: la carriera didattica. Per ultima viene Susanna (Galatea Ranzi) che, al contrario delle due sorelle maggiori, ha un marito ricco e famoso (avvocato matrimonialista che ha ereditato lo studio del suocero dove era praticante), una figlia ed un lavoro molto invidiato come direttrice nel negozio "Armani" di Roma. Unico neo nella sua apparentemente perfetta esistenza: l'irrefrenabile passione per le donne del marito (Massimo Ghini) che non perde occasione per tradirla, anche spudoratamente. La narrazione prende spunto da un piccolo incidente domestico accaduto alla madre che, scivolando banalmente in cucina, si rompe il femore proprio durante l'unica occasione in cui la famiglia tutta, o quel che ne resta, si riunisce: il pranzo della domenica. Nel corso della degenza in ospedale lunga quasi un anno, la donna vedrà alternarsi al suo capezzale figlie, mariti e nipoti e vedrà a poco a poco sfaldarsi ogni equilibrio di facciata ed esasperarsi diverse situazioni-limite. Infatti per una serie di reazioni a catena tanto incomprensibili quanto perversamente logiche, questo evento riaccenderà i malcelati rancori e le inossidabili insoddisfazioni maturati in anni di convivenza. E la lenta guarigione della madre corrisponderà, simbolicamente, alla collettiva presa di coscienza da parte delle figlie che, pian piano, ricominceranno ad apprezzare quell'insieme di momenti banali, di fugaci attimi di felicità, di irripetibili e fuggevoli emozioni che sono l'essenza della vita.
(da:  www.cinecitta.it; acchiappafilm)

     

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