|
Il film si svolge a Roma, oggi. Franca Malorni (Giovanna
Ralli) è una vedova della buona borghesia romana. Da quando le è morto il
marito, un famoso ed affermato avvocato matrimonialista, la sua vita è
diventata più difficile. Franca si sente sola e non riesce più a trovare
un giusto equilibrio esistenziale. L'unica sua ragione di vita sono le tre
figlie, tutte sposate, con le quali mantiene un rapporto quasi ossessivo.
Ogni
domenica, seguendo
un rito antico che affonda le sue radici nelle profonde abitudini
familiari italiane, Franca pretende che le figlie, con i generi ed i
nipoti, vengano a pranzo da lei. E' un appuntamento fisso, punteggiato da
un codice immutabile, che per l'anziana signora rappresenta qualcosa di
più di una semplice convenzione. Unendo i suoi cari attorno ad una tavola,
Franca pensa di poter tenere salda la famiglia, proteggendola dai tanti
elementi disgregativi generati dal mondo moderno. In realtà, attorno alla
tavola di Franca, più che fattori di unità esplodono rancori, invidie
reciproche, insofferenze latenti e risentimenti antichi tra sorelle e
parenti. Insomma, il pranzo della domenica viene vissuto dagli invitati
come una tassa necessaria, ma piuttosto pesante, pagata da tutti i
presenti per far sentire
l'affranta vedova ancora utile e viva.
La più grande delle figlie di Franca è Barbara (Barbara De Rossi), sposata
con Maurizio (Maurizio Mattioli). Sono sposati da molti anni ma non hanno
avuto figli. E questa mancanza di figli ha provocato delle gravi
conseguenze psicologiche sull'equilibrio di Barbara la quale, raggiunti i
quarant'anni, come capita a molte donne che non riescono a dare un senso
materno alla loro esistenza, ha iniziato a soffrire di una tipica forma di
depressione ciclica. Il suo stato emotivo passa da momenti di dolorosi
down, durante i quali la sua voglia di vivere è quasi azzerata, a momenti,
più brevi, di esaltazione artificiale. Barbara vive tra pillole e
psichiatra, sempre in bilico tra profonde tristezze ed allegrie fugaci.
Per fortuna il suo matrimonio con Maurizio è un matrimonio d'amore. Lui,
conscio del profondo malessere della moglie, le ha dedicato la vita.
L'accudisce, le sta sempre accanto e la coccola come si farebbe come una
figlia. Il fatto curioso è che Maurizio proviene da un contesto socio
culturale molto basso. Ha ereditato dal padre un modesto vivaio che lui,
con la sua bravura, ha fatto crescere tanto da farlo diventare una vera e
propria piccola industria. Maurizio è un uomo ricco, solido, ma, malgrado
le sue origini popolari, non è affatto un nuovo ricco. E' sensibile,
dolce, intelligente e ama alla follia la moglie, dalla quale è
sinceramente ricambiato. La seconda figlia è Sofia (Elena Sofia Ricci),
un'orgogliosa e
piuttosto spiantata militante di Rifondazione Comunista che rifiuta ogni
aiuto per i suoi figli e per il suo compagno. Lei di figli, invece, ne ha
quattro, anzi cinque, contando tra questi anche il marito Nicola (Rocco
Papaleo), intransigente giornalista militante duro e puro che non si è mai
venduto e che ora si occupa soltanto di sport; lui, idealista e sognatore
ma inaffidabile e immaturo, l'ha costretta ad abbandonare il suo sogno: la
carriera didattica. Per ultima viene Susanna (Galatea Ranzi) che, al
contrario delle due sorelle maggiori, ha un marito ricco e famoso
(avvocato matrimonialista che ha ereditato lo studio del suocero dove era
praticante), una figlia ed un lavoro molto invidiato come direttrice nel
negozio "Armani" di Roma. Unico neo nella sua apparentemente perfetta
esistenza: l'irrefrenabile passione per le donne del marito (Massimo Ghini)
che non perde occasione per tradirla, anche spudoratamente. La narrazione
prende spunto da un piccolo incidente domestico accaduto alla madre che,
scivolando banalmente in cucina, si rompe il femore proprio durante
l'unica occasione in cui la famiglia tutta, o quel che ne resta, si
riunisce: il pranzo della domenica. Nel corso della degenza in ospedale
lunga quasi un anno, la donna vedrà alternarsi al suo capezzale figlie,
mariti e nipoti e vedrà a poco a poco sfaldarsi ogni equilibrio di
facciata ed esasperarsi diverse situazioni-limite. Infatti per una serie
di reazioni a catena tanto incomprensibili quanto perversamente logiche,
questo evento riaccenderà i malcelati rancori e le inossidabili
insoddisfazioni maturati in anni di convivenza. E la lenta guarigione
della madre corrisponderà, simbolicamente, alla collettiva presa di
coscienza da parte delle figlie che, pian piano, ricominceranno ad
apprezzare quell'insieme di momenti banali, di fugaci attimi di felicità,
di irripetibili e fuggevoli emozioni che sono l'essenza della vita.
(da: www.cinecitta.it; acchiappafilm) |