LA MIA RIMINI

Romana di origine, l'attrice Barbara De Rossi deve a Rimini quella che lei chiama "la stagione d'oro, gli anni fra il '73 e il '78, tanti ricordi a cui sono molto legata. Almeno due volte l'anno ci torno, per vedere mio fratello Germano, con cui ho un rapporto bellissimo".

Barbara, ci racconti: che cosa c'è nella sua Rimini?
"C'è un gruppo di ragazzi che nel '76 avevano circa 16 anni, c'è la spensieratezza. Le corse sui pattini sul lungomare, fino a Riccione. Non i pattini di oggi, intendiamoci. Ci sono i giardinetti di Piazza Ferrari, il posto dove ci si ritrovava, noi del Serpieri e quelli dell'Einstein. Un ricordo magico, poi, ci sono le gite a Morciano a cavallo: la prima volta avevo 13 anni. D'estate si andava in spiaggia al bagno 42, il bagnino si chiamava Giorgio. Poi ci sono i luoghi "classici": la Taverna degli Artisti, la Romana, il Caffè delle Rose. Abitavamo a Covignano, dove sta ancora mio fratello".

Che cosa le piace di più della città?
"Rimini ha una grande atmosfera, soprattutto nei momenti meno affollati, d'autunno e d'inverno. Quando ci vengo mi diverto a fare le "vasche" sul Corso. Ci sono i pub, che così belli non ho mai visto da altre parti. Rimini è particolare in tutto: altri posti che le somigliano, non hanno la stessa atmosfera. Stimo i riminesi per quel loro modo garbato di offrirsi ai clienti, che non ho più ritrovato da nessuna altra parte".


E invece ciò che le piace di meno, o una situazione antipatica?
"Quando vengo a Rimini, divento pazza per i parcheggi: non si trovano. A parte questo, detesto le corse in macchina fra ragazzi di cui una volta sono stata testimone. Anche la musica di adesso non mi piace: quando ero ragazza la musica era più bella, e in discoteca ci si poteva parlare di più".


Ma a Rimini l'ultima tendenza è quella della New Age, con spazi dedicati alla meditazione, alla lettura, le tisane, i massaggi…
"Questo grazie alle personalità più innovative che si trovano da voi, penso a Gianni Fabbri. Però anni fa c'era qualche cosa di diverso: noi andavamo in discoteca la domenica pomeriggio insieme ai nostri professori, una cosa che oggi sarebbe inconcepibile. C'era dialogo e non separazione fra le generazioni".

Ha avuto un ruolo Rimini nella sua carriera?
"Ma ho cominciato proprio a Rimini, per caso. C'era un concorso di bellezza, il Teenager Italia, ospitato in una discoteca chiamata "Amarcord". Mi misero un abito da sera, ci andai e lo vinsi: il presidente della giuria era Alberto Lattuada. Mi portò a Roma a girare il suo film Così come sei. Facevo la parte della figlia di Marcello Mastroianni".

Marcello ci offre il pretesto di introdurre Federico Fellini: pensa che il rapporto fra Rimini e il cinema sia casuale?
"Non lo è affatto, a Rimini c'è un modo unico di raccontare e di raccontarsi… basti pensare a Tonino Guerra. Una curiosità: in Russia nell'89 fecero una retrospettiva dei miei film e dei suoi. Andammo là insieme, ricordo un consigliere comunale di Rimini con dei baffoni enormi… Io adoro i romani, ma i romagnoli sono un'altra cosa. Oppure penso a La prima notte di quiete di Valerio Zurlini, un film che fa vedere la città d'inverno, stupenda. E rispecchia molto bene quello che eravamo noi ragazzi negli anni '70".

Ci può dire qualcosa dei suoi programmi immediati?
"Abbiamo appena finito di girare una serie televisiva fra l'Italia e la Romania, diretta da Valerio Jalongo. S'intitola Torniamo a casa ed è in programma su Raiuno il prossimo autunno. Poi a fine anno in teatro porterò in tournée L'anatra all'arancia con Marco Columbro"

Se dovesse cambiare qualcosa di Rimini, che cosa cambierebbe?
"Non cambierei proprio niente. Vorrei invece girarci un film, lo desidero da sempre. A Rimini mi sento a casa".

                                                Paolo Facciotto

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