CINECITTA' SENZA PAILLETTES

Novembre 2002


Tre generazioni a confronto. Madre, figlia e nipote litigano, non si capiscono ma poi si cercano. Tra mille sogni e tante delusioni

 

Una fiction nella fiction. Niente da dire. Un'idea originale, che è venuta a Maria Venturi, giornalista, scrittrice e autrice di grande successo. Ventisei episodi (tredici puntate) di 50 minuti ciascuno, formati ogni volta da quattro storie orizzontali. In onda, a febbraio del '03, sulla Rai. Uno o Due, non è ancora stato deciso. Dramma e commedia allo stesso tempo, il genere, il titolo è un semplice "Cinecittà". Ed è proprio a Cinecittà che ruotano le vite di una nonna, una figlia e una nipote. Tre generazioni che si confrontano, litigano, non si capiscono e poi si cercano. Ma soprattutto si vogliono bene. Proprio quello che vuole il pubblico. Cinecittà, agli occhi della gente, è un luogo pieno di fascino, ma ance misterioso. Intorno vi ruotano numerose persone che lavorano proprio come in ogni altro posto. Non è solo paillettes, lustrini e sorrisi. Ci sono anche lacrime, sudore e sacrifici. E proprio su questo punta la fiction. Rendere "comuni" persone che appaiono irraggiungibili. Che sembrano vivere senza dimensione, senza sapere cosa sia il dolore.
Il cast, diretto da Alberto Manni, è di prim'ordine. A partire dalle tre protagoniste. Che si ritrovano a vivere sotto lo stesso tetto, per la prima volta. Il canovaccio è semplice. Gloria si sposa e va a vivere a Torino. Lì ha una figlia, Chiara. Dopo qualche anno si separa e ritorna dalla madre, Noris. Quando Chiara cresce decide anche lei di lasciare Torino per andare a Roma a cercare fortuna nel mondo dello spettacolo. E proprio le vicissitudini di Noris, Gloria e Chiara, faranno appassionare gli spettatori. Qualcosa di simile era stato portato sul grande schermo dal regista Michael Hoffman, nel 1991. Il suo film "Bolle di Sapone", era interpretato da mostri sacri del calibro di Kevin Kline, Whoopi Goldberg, Sally Field. Solo che era tutto in chiave ironica. I personaggi portavano nel film i problemi della loro vita reale. Spassoso. Ma "Cinecittà" non vuole ironizzare. Solo raccontare. Col sorriso e qualche lacrimuccia. Ma procediamo con ordine e presentiamo le donne che ci terrano compagnia a cavallo tra l'inverno e la primavera.
Noris Mancinelli, 69 anni, è magistralmente interpretata da Giuliana Lojodice. Insegna recitazione alla Scuola Nazionale di Cinema e non vuole saperne di smettere do sognare, a dispetto dell'età. Rimasta vedova molto giovane, ha tirato su due figlie, Gloria e Marta, sacrificando la carriera di attrice. Per non uscire completamente dal giro aveva aperto una scuola di recitazione e, in seguito, è approdata alla Scuola Nazionale di Cinema. Per i suoi allievi non è solo un'insegnante, ma un punto di riferimento, una confidente. L'amica che tutti vorrebbero avere.
Gloria Valle ha il volto della bellissima Barbara De Rossi, 45 anni, assistente del responsabile del Centro di Produzione di Cinecittà, è ancora alla ricerca di una serenità sentimentale e professionale. Non ha mai amato il mondo dello spettacolo, lo ha sempre considerato incerto, fondato solo su sacrifici, spesso non riconosciuti. sposata con Cesare, rampollo di una importante famiglia piemontese, si è trasferita a Torino per amore, salvo ritornare a Roma, quando il suo matrimonio è andato a pezzi. Neppure la nascita della figlia Chiara era riuscita a salvare la sua storia d'amore. Il rapporto con sua madre Noris è conflittuale anche se si vogliono molto bene. Ha un carattere chiuso e scorbutico, ma è buona. Si farebbe in quattro per aiutare il prossimo. E vive con un doloroso segreto: la convinzione di non essere la figlia di suo padre ma di un altro uomo.
Chiara Valle, 22 anni, interpretata da Carlotta Lo Greco, è la figlia di Gloria. Frequenta la Scuola Nazionale di Cinema della nonna ed ha un solo unico grande sogno: diventare attrice. Ha un amore sincero verso sua madre, ma anche un'incompatibilità di carattere che le porta spesso a scontrarsi. Soprattutto per la scelta professionale di Chiara, mai accettata dalla madre. Chiara appare come un'eroina ribelle, che non sfugge davanti a niente e che è pronta a lanciarsi in ogni avventura. Basta crederci. Intorno alle storie di queste tre donne, ruotano una moltitudine di personaggi, interpretati da attori di grande livello. Alcuni veri e propri specialisti delle fiction, altri "prestati" dal grande schermo. Un nome su tutti, Claudio Bigagli, meglio conosciuto al grande pubblico come il tenente Montini del premio Oscar "Mediterraneo". O come il marito di Sabrina Ferilli ne "La Vita è Bella". In "Cinecittà" Bigagli interpreta Pietro, marito di Marta e zio di Chiara. Uno tranquillo, pacato, apparentemente equilibrato anche se, stile malato immaginario, vive con l'incubo di perdere la vista, solo perché spende molto tempo a rivedere vecchi film. Nel cast c'è anche Carlo Croccolo, nei panni di Nando, responsabile della vigilanza di "Cinecittà". Per lui il posto non ha segreti. E conosce vita, morte e miracoli di tutti. Philippe Leroy è, invece, Albert Gand. Di origini ebraiche, fuggito da Roma ai tempi delle persecuzioni razziali, si è trasferito ad Anversa. E' il grande amore (indimenticato) di Noris. Sublime come sempre e affascinante come ai tempi di "Sandokan", quando era Gomez.
Flavia Vento, infine, è Viola. Figlia di un famoso attore, trova sempre la strada spianata. Tuttavia ha vero talento, il suo cognome è solo una chiave per aprire porte, ma una volta dentro, ci sa stare per meriti suoi. E, ancora, Eleonora Brigliadori, Susanna Iavicoli, Corinne Clery, Antonela Steni, Pietro Bontempo, Ubaldo Lo Presti. Perfino Alvaro Vitali, che molti associano al Pierino un po' boccaccesco delle pellicole anni Ottanta ma che, in realtà, era un pupillo dell'indimenticato Federico Fellini. Nomi altisonanti. Anche se l'attesa principale è per vedere ancora una volta all'opera Barbara De Rossi. Dopo un lungo silenzio televisivo, lo scorso aprile era tornata con "La Casa dell'Angelo", fiction targata Rai, dove interpretava una donna alcolizzata. Un successo. Di critica e di pubblico. Barbara è proprio brava. Piace a tutti. A distanza di un anno scarso la potremo quindi rivedere. In un personaggio ancora una volta drammatico. Che, grazie a Barbara De Rossi, avrà un'anima solida e tenera allo stesso tempo. "Cerco di propormi sempre con storie diverse", dice l'affascinante attrice. "Lo faccio perché sento di doverlo ad un pubblico che mi segue con affetto e calore da 27 anni. E perché mi piace raccontare storie che abbiano un'utilità pubblica. Che affrontino i problemi della gente comune, della gente, così detta, di strada". A soli 16 anni Barbara ha recitato accanto al grande Marcello Mastroianni in "Come tu mi vuoi". Nata come attrice "bella" nei film di Alberto Lattuada, ha dovuto lottare parecchio per dimostrare di essere (come dice lei stessa) un'attrice parlante. E c'è riuscita. Meritatamente. Al punto che si permette il lusso di non vivere quella sindrome che colpisce gli attori, identificati da tutti nel loro personaggio televisivo. E proprio Barbara spiega perché: "Questa spiacevole situazione capita a chi non ha un background. Io non ho questo problema. Ho accettato questa fiction perché ha un inizio e una fine. Non come le soap opera. E dopo questo personaggio ne interpreterò un altro. E via così".
Non ci resta quindi che fare i bagagli e trasferirci tutti a Roma. Destinazione "Cinecittà2. Luogo dove nascono film, fiction, sceneggiati. Dove la realtà e la fantasia si mischiano in un vortice indecifrabile. Dove, se abbiamo fortuna, potremo incontrare i nostri beniamini. Vederli bere un caffè al bar oppure scambiare quattro chiacchiere con la costumista o il truccatore. Un mondo di sorrisi, di gloria, di abbracci e voglia di emergere. Ma anche un mondo di sacrifici e di delusioni. Perché, per uno che arriva, cento sono costretti ad abbandonare. Ma non sarà certo il caso di Chiara.



                                                                                                                                                    Roberto Pegorini

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