Barbara De Rossi: un serial al femminile per Raiuno

(Maggio 2002)

 Dopo "La casa dell'Angelo", Barbara De Rossi si prepara a una nuova avventura per Raiuno. Ha appena iniziato a Cinecittà le riprese di una lunga serie in 26 puntate, che vede protagoniste le donne.

Ormai si è conquistata il cliché dell'attrice drammatica. Ma per Barbara De Rossi, punta di diamante delle fiction di Raiuno, questo non rappresenta più un problema. I prodotti che la vedono protagonista, infatti, sono sempre di qualità e soprattutto le permettono di raccontare al "suo" pubblico storie utili. Lo scorso 5 aprile è tornata sul piccolo schermo con La casa dell'Angelo, fiction diretta da Giuliana Gamba, dove interpretava una donna alcolizzata.
Era un po' che mancava dalla Tv. E' una di quelle attrici che soffre da crisi di astinenza dal tubo catodico?
«No, sono convinta che un attore debba cercare di dosare la presenza sul video. Non ho mai voluto stancare la gente. Infatti, mi propongo sempre con storie diverse, soprattutto per accontentare il pubblico che mi segue da 27 anni. Mi piace raccontare storie che hanno una pubblica utilità, che trattano problematiche appartenenti alla gente comune».

Intanto, ha iniziato a girare un nuovo prodotto per Raiuno. Di cosa si tratta?
«Saranno 26 puntate sulla falsariga del Medico in famiglia. E' la prima volta che mi cimento in una serie lunga. E' la storia di una famiglia coinvolta nel mondo dello spettacolo. Protagoniste sono le donne: una madre, una figlia, una nonna e una sorella, tre generazioni. Nel cast anche Giuliana Lojodice, Susanna Iaricoli e Philippe Leroy. La regia è di Alberto Manni».

Lei interpreta il ruolo di una mamma. Come ha vissuto la parte?
«Sono una mamma anche troppo attenta, che nasconde un segreto e vive con grande partecipazione le vicende della figlia. Non è un personaggio smielato, ma una donna che ha una determinata visione della vita e del mondo dello spettacolo da cui prende le distanze».

Attenta sul set. Ma nella vita che mamma è?
«Molto presente. Cerco di esserci in tutti i momenti importanti della vita di mia figlia, di conciliare, nei limiti del possibile, gli impegni lavorativi con il ruolo di mamma».

Spaventata all'idea di fare un lungo serial?
«Il destino della Tv va verso l'elettronica, la pellicola, infatti, non si userà quasi più, se non in particolari operazioni. Sono sempre stata una persona attenta alle innovazioni. Ho inaugurato la fiction nel 1978 quando ancora nessuno la faceva. Oggi affronto con entusiasmo un'operazione nuova. Cercare di trovare una storia bella in un genere lontano da quello che ho sempre fatto è per me una sfida. Non ho mai regalato al mio pubblico un personaggio che continui nel tempo e voglio farlo ora».

Molti suoi colleghi hanno paura di restare ingabbiati nei personaggi. Prova la stessa sensazione?
«Questo accade a chi non ha un background, ma io non ho questa preoccupazione. Non avrei accettato una soap perché non è il genere che mi interessa. Questa, invece, è una storia che ha una fine. Si può fare una seconda serie, ma non arrivare alla terza perché i telespettatori si stancano».

La televisione la osanna. E il grande schermo?
«Ho girato per le sale Babyayr per la regia di Jeff Kanew, un film che andrà a Cannes. Racconta una storia vera, accaduta nel 1943 quando in Ucraina trucidarono 33 mila ebrei in pochi giorni. E' stata una grande responsabilità interpretare un personaggio realmente vissuto. E' una storia malinconica e bella, che racconta anche un'amicizia tradita. E poi è stato inquietante girare nei posti che sono stati teatro della strage».

Per nove mesi adesso sarà impegnata sul set a Cinecittà, ma poi cosa le riserva il futuro?
«Nel 2003 sarò in teatro con Il laureato, spettacolo prodotto da Francesco Bellomo. E' un testo che mi piace molto, viene rappresentato in vari Paesi. In Inghilterra, ad esempio, ha già incassato cinque miliardi di prevendite. Avrò un ruolo cinico e ironico. Sul palcoscenico faccio quello che non riesco a fare in Tv. Nasco come attrice bella nei film di Alberto Lattuata, ma ho lottato tutta la mia vita per affermarmi come attrice "parlante" e adesso mi fanno fare solo ruoli drammatici. Parti comiche mi sono affidate solo all'estero e io me le concedo anche in teatro».

                                                                                                                                                                                                       Rita Fantozzi

 

Iniziano le riprese della serie ambientata a Cinecittà

La città del cinema come non l'avete mai vista. Cinecittà prende vita attraverso le vicende di tre donne e di tre generazioni differenti, protagoniste di una nuova serie Tv diretta da Alberto Manni che sarà trasmessa su Raiuno nel novembre prossimo

Come già anticipato nell'intervista a Barbara De Rossi, sono iniziate in questi giorni le riprese della serie Tv di Raiuno in 26 puntate basata sulla storia di Cinecittà, che dovrebbe andare in onda per prossimo novembre. Prodotta dalla Lantiacinema per Rai Fiction e diretta da Alberto Manni, la lunga fiction ha tra gli interpreti, oltre a Barbara De Rossi, Giuliana Lojodice, Claudio Bigagli, Flavia Vento, Eleonora Brigliadori, Corinne Clery, Alvaro Vitali, Nicola Farron e molti altri.

Il fulcro della storia è rappresentato dalla vita di tre donne (una nonna, una figlia e la giovanissima nipote) impegnate nel mondo dello spettacolo. I loro conflitti, le loro aspirazioni (mancate o realizzate) diventano il filo conduttore attraverso cui analizzare i rapporti tra genitori e figli, le ambizioni dei giovani e soprattutto il profondo mutamento subito dall'universo femminile, passato dalla generazione del dopoguerra a quella di oggi.

 

                                                                                                        Parvis Ghirelli

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