La giovane
Laura (Barbara De Rossi) si è barricata nella sagrestia di una chiesa e
minaccia di uccidersi dopo aver saputo che Ebe Giorgini, detta Mamma
Ebe, la donna a
cui si è affidata totalmente, è stata arrestata insieme ai suoi più
stretti collaboratori e seguaci. Da qui inizia il processo alla donna
creduta da alcuni, con scetticismo, un'esaltata, esibizionista ed astuta
nel carpire la buona
fede della gente; e da altri, con fanatismo più che religioso, una
"santa" miracolosa dalle doti eccezionali, onesta sotto tutti
i punti di vista. Al processo testimoniano varie persone: la
stessa Laura, che all'inizio diffidava di Mamma Ebe, ma che dopo un
incontro con lei diventa sua
accesa seguace tanto da dimenticare completamente la sua famiglia (un
padre, violinista di successo tutto preso dal lavoro, che tenta di tutto
per liberarla da questa "ossessione" e la madre che ha
preferito abbandonare la famiglia per unirsi ad un altro uomo). Dalla
testimonianza di Laura viene fuori una realtà fatta di sane rinunce e
di assoluto e disinteressato amore per il prossimo. Così pure le parole
di don Paolo Monti e di un seminarista seguace di Mamma Ebe sostengono
la tesi della bontà e della sincerità dell'imputata. Anche Sandra, una
ex prostituta che pur ha molto sofferto a causa di Ebe, per paura non la
denuncia ed anzi ne esalta la sensibilità. Ma
la testimonianza della madre di un seminarista, di Maria Pia (ex suora
di Mamma Ebe) e di un vescovo toscano fanno luce su una vicenda fatta di
crudeli punizioni per i trasgressori (docce gelate, pomate urticanti,
digiuni, mortificazioni), di microspie collocate
dappertutto per controllare i sospetti, di storie infarcite di sesso e
di psicofarmaci, di intimidazioni e minacce per i traditori, di soldi,
lussi e pellicce. Mamma Ebe è una "santa", una guaritrice
autentica, una benefattrice dell'umanità sofferente, incolpata
ingiustamente? o è un'astuta mistificatrice
avida e senza scrupoli che
ha approfittato di gente fragile psicologicamente, fondamentalmente
buona e debole che ha creduto in lei? Il film lascia aperta la
discussione: lo spettatore è libero di credere ciò che vuole. La
condanna a 10 anni (ridotta a 6 agli arresti domiciliari) è comunque
troppo mite se Mamma Ebe fosse colpevole di tutti i misfatti di cui è
accusata ed è troppo pesante se ella fosse davvero innocente. |