A Tu Per Tu con Barbara De Rossi

(Aprile 2000)

 Voglio approfittare dello spazio che "Confidenze" mi dedica per raccontarvi tutto di me: senza fretta e nel modo più sincero possibile. E allora vorrei partire da una premessa: sono convinta che, nella vita, se non avessimo gli affetti a sostenerci, le soddisfazioni che derivano dal lavoro non potrebbero mai appagarci del tutto. Perché ho voluto precisarlo subito? Ma perché l’amore tra un uomo e una donna, ma anche tra madri e figlie, è al primo posto della mia scala dei valori. Non potrei vivere senza. Gli affetti, insomma, sono per me un porto sicuro, cui do molto di me stessa e a cui, anche, ricevo molto. E la famiglia è naturalmente il punto focale della mia vita affettiva: Branko, mio marito, e Martina, nostra figlia, per me contano più di tutto. Volete sapere come ho conosciuto mio marito? È una storia un po’ particolare: ci siamo conosciuti sei anni fa, a Budapest, sul set del film "Il Colibrì Rosso". Branko è un danzatore classico dell’Est Europeo con molti anni di Accademia alle spalle ed era stato scelto dal regista del film per interpretare un personaggio che doveva danzare. Dopo molti provini, la parte fu affidata a lui perché, oltre ad essere un ottimo ballerino, aveva anche un bel viso, che poteva "funzionare" dal punto di vista cinematografico. Certo, all’inizio la passione nata tra noi mi colse di sorpresa ….. Infatti, prima di incontrare Branko, non avevo mai avuto storie d’amore con attori, registi o persone dello spettacolo. Se considerate poi che lui ha dieci anni meno di me, potrete capire come fossi "frastornata". Mi sembrava così strano quello che mi stava capitando, che mi sentivo quasi un’altra persona: mamma mia, un partner di lavoro, e tanto più giovane di me! Ma stavo sognando? Invece no, ero proprio io! Tra noi è nato un amore così intenso che, quattro anni fa, abbiamo avuto anche una figlia, Martina: una bimba adorabile, sveglia e vivace, che parla già anche la lingua del padre! Già, perché Branislav Tesanovic, Branko per gli amici, è serbo. A questo proposito, vorrei farvi capire il dramma che abbiamo vissuto in famiglia durante la guerra in Kosovo, lo scorso anno: i nostri parenti sono stati bombardati per nove giorni. È stato un vero inferno: i miei suoceri, cui sono legata come ai miei genitori, si erano trasferiti qui, a Roma, ma in Serbia erano rimasti tutti gli altri parenti di Branko. Perciò, ogni minuto per noi era carico di sofferenza e di paura. Io, come moglie e come italiana, ho sofferto molto anche per il modo in cui stampa e tivù parlavano di questa popolazione, che ha subito perdite spaventose. Un esempio solo, tra i tanti che potrei citare: gli aerei Nato hanno bombardato perfino un ospedale pediatrico, dove sono morti centinaia di bambini. Eppure, nessun giornalista ha riferito nulla. E la Serbia, ora, è una nazione distrutta: io, per esempio, avrei piacere di andare a visitare mia cognata, ma a tutt’oggi non c’è un solo volo Roma-Belgrado. E aspetto con ansia che riaprano l’aeroporto! La guerra è finita a giugno, ma per questo popolo il dramma non è finito … … Anche perché la stampa non si è mai occupata del popolo serbo se non per screditarne gli esponenti più in vista. Perdonatemi lo sfogo, ma questo è un argomento cui tengo molto e che fa parte integrante della mia vita. Del resto, credo di essere una persona decisamente sensibile. E, forse, questo non è un aspetto molto positivo del carattere, perché impedisce di vivere in modo del tutto sereno. Anzi, più vado avanti con gli anni, più mi accorgo di essere …. "tutta sbagliata"! l’eccessiva sensibilità, infatti, mi porta ad essere troppo suscettibile, forse anche troppo vulnerabile rispetto a chi ha la scorza dura e procede nella vita come un "carro armato". Insomma, a volte mi piacerebbe rinascere un po’ più tosta …. Questo non significa, naturalmente, che io non abbia carattere; anzi, credo di essere abbastanza forte, ma nei confronti della vita ho un approccio che mi porta a "sentire" gioie e dolori con grande intensità. Quando ho perso mia madre, ad esempio, ho provato un immenso dolore. Nonostante siano passati sedici anni dalla sua scomparsa, ancora non mi do pace. La sento tuttora vicina a me, sia nel ricordo sia … con la sua immagine. In un punto strategico della casa, ho piazzato una bellissima foto in bianco e nero, che la ritrae abbracciata a me; così, ogni volta che le passo vicino la penso e le mando un bacio. E poi, faccio di tutto per parlare di lei alla piccola Martina, che non ha mai conosciuto la nonna. Basta! Credo di avervi rattristato a sufficienza. Meglio passare ad argomenti più "leggeri".

Sapete qual è la mia più recente passione? Il ricamo a punto croce. Per la prima volta nella vita ho un hobby che mi piace davvero, cui dedico ogni istante del mio tempo libero. Sono sempre in cerca di nuovi spunti, di ricami inglesi tradizionali, di motivi insoliti … insomma, il ricamo mi ha conquistata, e mi riesce pure bene: la sera quando ho messo a letto Martina, mi concentro sul ricamo nel silenzio più assoluto e … mi rilasso moltissimo. In più, riesco a realizzare tante cose "coccolose": biancheria per la casa, centrini, cuscini, indumenti per me … di tutto insomma. E poi ho anche contagiato la mia amica del cuore, Sabrina, che condivide questo hobby con me. Sabrina e suo marito, un veterinario che cura i nostri tre cani e tutti gli animali che ogni tanto "ospitiamo" in casa, sono i nostri unici veri amici. Con loro passiamo il sabato, la domenica e i momenti più belli. Anche a me sarebbe piaciuto tantissimo fare la veterinaria, ma poi mi sono resa conto che ho fatto benissimo a non intraprendere quella professione, perché non avrei sopportato di vedere soffrire gli animali: bell’aiuto avrei potuto dare.

La vita, comunque, mi ha portata da tutt’altra parte: già, la mia carriera di attrice è iniziata un po’ per caso, grazie al regista Alberto Lattuada. Partecipai, solo per gioco, ad un concorso di bellezza a Rimini, la città dove vivevo (io, però, sono romana, di mamma tedesca e padre romano). E Lattuada, che era presidente di giuria, rimase molto colpito da me. Tanto da insistere con mio padre perché mi lasciasse intraprendere la strada del cinema. Alla fine, lui, pressato anche da me e dalla mamma, cedette … ed ora eccomi qui, a festeggiare i miei 25 anni di carriera. Esordii a 16 anni, accanto a Marcello Mastroianni, nel film "Così come sei", e l’anno successivo, sempre con la regia di Lattuada, girai la pellicola "La Cicala". Ora sono a quota 47 film, più di due anni di stagioni teatrali con la commedia "L’Anatra all’Arancia" : sono diventata grande, insomma … …

Se sono soddisfatta della mia carriera? Abbastanza, sia per l’aspetto professionale sia per quello dei rapporti umani. Sul piano professionale, credo di aver recitato in film di discreta qualità. Certo, non tutti si possono dire ugualmente riusciti ma, se non altro, mi sono sempre sforzata di presentare al pubblico storie intelligenti, in cui ci si potesse rispecchiare. E credo, in 25 anni, di poter dire di essere riuscita a mantenere una certa coerenza. Per quanto riguarda i rapporti umani, vi confesso che sono orgogliosa della stima che mi dimostra il pubblico femminile. E credo anche di averne capito la ragione: le donne non si sentono minacciate dalla mia immagine perché non mi sono mai proposta in modo volgare, non ho mai voluto mostrare il mio corpo né giocare all’oca giuliva. Mi presento così come sono, insomma, con sincerità. E questo mi ha sempre aiutata a creare rapporti sereni, senza tensioni né rivalità.

A proposito della mia immagine, poi, anch’io ormai devo misurarmi con i cambiamenti legati all’età. Vi confesso, infatti, che questo è un problema delicato per me, anche perché so di essere stata una donna fisicamente bella. E, a quasi quarant’anni, mi rendo conto che qualcosa è cambiato: comincio ad essere meno desiderosa di mostrarmi. Essere diventata madre, ad esempio, mi ha "rubato" un po’ di sensualità, e questo a volte può diventare un problema sul piano professionale. Per fortuna, però, non avevo improntato la mia carriera solo sul fisico, ma avevo cercato di imparare a recitare. Quindi, credo che il pubblico non sia interessato tanto alle mie misure, quanto alla mia capacità di esprimere e raccontare emozioni. E credo che lavorare in questo senso sia stata la cosa migliore che potessi fare per me stessa. Insomma, cerco di affrontare i miei 40 anni con un pizzico di ironia e credo che difficilmente mi sottoporrò al bisturi del chirurgo estetico perché ho una paura infernale di soffrire. Posso capire chi lo fa, ma a patto che non diventi una mania ossessiva: a questa età, secondo me, è meglio "giocare" con un altro tipo di fascino! Io, per ora, continuo a lavorare, senza preoccuparmi troppo: se poi le rughe diventeranno troppo evidenti, beh … ci penseremo.

A proposito di lavoro: tra poco potrete vedermi di nuovo in tivù. Di recente, infatti, ho girato tre nuovi film per la Rai, che andranno in onda in due puntate ciascuno.

Il primo "Torniamo a casa", racconta la storia di un’adozione: io interpreto la parte di una madre adottiva un po’ nevrotica cui viene affidato un bimbo di otto anni, con un passato da dimenticare. Tra madre e figlio scatta un rapporto intenso ma difficile: " io ti ho adottato, dunque devi volermi bene" pensa la madre, mentre il figlio si sottrae a questa logica. È un lavoro intenso, molto bello. Poi, insieme con Vittoria Belvedere, ho interpretato "Senso di colpa", la storia di due sorelle che si amano e si odiano, con intrighi, segreti e sentimenti fortissimi. E poi, dopo tanti ruoli di donne tormentate, finalmente mi sono cimentata in una parte brillante nel film "Inviati Speciali", anche questa di prossima programmazione.

A presto dunque, care amiche, ci vediamo in tivù.

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