Siamo inquiete, idealiste, passionali. Insomma, donne

21 gennaio 2004
(da TV Sorrisi e Canzoni)

 

di Patrizia Guariento

Amicizia al femminile. E quindi vita, amore, figli, lavoro, lacrime e risate in un intreccio complicato, movimentato come un giro di valzer. Il titolo è «Amiche» e il sottotitolo potrebbe essere «Unite come le cinque dita di una mano», promessa che le ragazze si scambiano ai tempi della scuola. Come e più di altre fiction di successo il lavoro diretto da Paolo Poeti e prodotto da Enrico Pistolese punta tutto sul bouquet di attrici e personaggi in cui tutta la platea femminile può identificarsi. C'è di tutto. Un marito che decide di andarsene di casa e la moglie che cade dalle nuvole. C'è la condizione della donna sola, che si mantiene e cura casa e lavoro. C'è quella che vorrebbe un figlio, ma il compagno non ne vuole sapere. E l'altra che si ritrova incinta per la terza volta e capisce che dovrà rinunciare ancora ai suoi progetti professionali. C'è quella che soffre della mancanza di una vita sessuale e quella che inanella una relazione dietro l'altra: entrambe insoddisfatte. Ci sono il lavoro usato come anestetico per non pensare al resto e i figli che ti fanno pesare tutti gli sbagli fatti e da fare. E poi la malattia che ti prende a tradimento e la sorpresa del vero amore.
Un'antologia di storie d'oggi che gli sceneggiatori Graziano Diana e Laura Ippoliti hanno distribuito in quattro prime serate per Raidue, da giovedì 22 gennaio. Le attrici, forse non casualmente, sono state scelte tra le più socievoli e dotate di spirito di squadra.
«È nel mio destino lavorare in cast femminili» dice Maria Amelia Monti. «Sono full immersion in cui fatalmente si mescolano la vita privata e quella professionale, esperienze intense che non ti lasciano mai indifferente. Le amicizie femminili sono fondamentali nella formazione di una donna. Io ho 42 anni e posso dire che, nel corso della mia vita, i punti di riferimento che non sono mai crollati sono i rapporti di amicizia con altre donne. Tra noi ci saranno anche competizione e invidia. Ma quando si superano ci si trova molto più unite. Nelle amicizie di lunga data ci possono pure essere alti e bassi, però non si può fare a meno di quei legami. Per questo, le storie del film sono assolutamente verosimili».
Claudia Koll, impegnata nel volontariato con l'associazione di aiuto umanitario Vis, è praticamente una professionista della solidarietà e convinta del potere «magico» della buona volontà e dell'affetto: «L'ho sperimentato anche su questo set, che ci ha viste collegate in una rete di scambio umano e professionale. Quando si parla dei rapporti tra donne si usano troppi luoghi comuni: quelli dell'ostilità e dell'invidia, per esempio. Ci saranno pure... Ma, una volta che se ne comprendono i meccanismi, è facile evitarle. Io lo provo nel volontariato. E sul set di "Amiche" è stato lo stesso. Sensibilità e umorismo sono prove quotidiane di solidarietà femminile».
Lorella Cuccarini parte dalla sceneggiatura: «La storia di un'amicizia come quella del film, molto bella e molto ben articolata è assai rara, ma non impossibile. Anzi. Noi cinque siamo già una bella dimostrazione di convivenza di artiste diverse sotto lo stesso tetto».
Carmen Giardina è dello stesso parere: «Io credo nell'amicizia e nella solidarietà. E penso che se ne trovi di più tra le donne che tra gli uomini. Nella vita ho avuto amiche come quelle del film. In particolare sono legata a una che adesso vedo poco perché lei sta a Torino e io sto a Roma. Tra di noi la rivalità non è mai stata di casa».
Per Barbara De Rossi «la vera amicizia deve avere qualcosa di virile, nel senso che deve privilegiare lealtà, cameratismo e accantonare l'invidia. Come capita tra me e la mia amica Roberta nella vita. Da lei non ho mai avuto una delusione. Bisogna sempre puntare sulla condivisione». La regia è di Paolo Poeti, che in tv ha firmato le serie «Tutti i sogni del mondo», «Il rumore dei ricordi» e «Amico mio». Il film al femminile gli è molto congeniale. «È una costante nella mia carriera» dice. «Anche in questa serie ho trovato grande sintonia tra le mie aspettative e la disponibilità e la sensibilità delle attrici. La base della storia sono i sentimenti e per questo le donne hanno la parte del leone. Gli uomini in questo campo hanno tutto da imparare: spesso sono vittime dell'incapacità di analizzare e capire le emozioni. Le donne invece dedicano parecchie energie al rapporto, al dialogo, alla relazione. Per loro è un fatto acquisito che l'amore è una componente importantissima della vita. Spesso il maschio gioca alla guerra, si esaurisce in una dimensione di lavoro, di soldi, carriera, di pallone. Nelle trame al maschile ci puoi mettere azione, competizione, arroganza spesso. Altrettanto spesso manca un percorso di maturazione personale. Che invece è il centro di questo film che abbiamo fatto. Non dico che le donne siano perfette, tutt'altro. Ma parlando, ridendo, piangendo provano sempre a capire se stesse e gli altri. Un'imperfezione attiva, mai rassegnata, che mette in moto gli affetti. E aiutano gli uomini ad amare, a rispettare, a cambiare insieme in una reciproca educazione sentimentale».
 

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